Legge di Bilancio 2025: novità su detrazioni, sgravi e NASpI per chi lascia il lavoro

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Punti chiave

  • NASpI più difficile per chi si licenzia: D’ora in poi, chi lascia il lavoro di propria iniziativa rischia di non poter accedere facilmente alla disoccupazione NASpI, creando una disparità rispetto a chi viene licenziato.
  • Contano di più i contributi recenti: L’accesso alla NASpI dipenderà principalmente dai contributi versati negli ultimi mesi, non solo dal totale degli anni lavorati.
  • Detrazioni e sgravi aggiornati: La Legge introduce piccoli aggiustamenti a detrazioni fiscali e sgravi, con novità che interessano soprattutto famiglie con figli e lavoratori a basso reddito.
  • Sistema a due velocità: Le nuove regole creano due categorie di beneficiari NASpI. Chi si dimette volontariamente dovrà rispettare condizioni più restrittive rispetto agli altri.
  • Prossimi passi: Il testo della Legge di Bilancio entrerà in vigore dal 1° gennaio 2025. Sono attesi chiarimenti da INPS e possibili decreti attuativi nelle prossime settimane.

Introduzione

La Legge di Bilancio 2025 introduce importanti novità sulle detrazioni fiscali, sgravi per famiglie e imprese e, soprattutto, restrizioni più severe sulla NASpI, l’indennità di disoccupazione. Dal 1° gennaio 2025, chi lascia il lavoro volontariamente avrà maggiori difficoltà ad accedere al sostegno, poiché saranno determinanti i contributi versati di recente.

Le novità principali

La Legge di Bilancio 2025 apporta cambiamenti rilevanti al sistema di protezione sociale italiano, concentrandosi in particolare sulla NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego).

La riforma introduce un sistema a due velocità che distingue tra chi perde il lavoro in modo involontario e chi si dimette volontariamente. Per i dimissionari, l’accesso alla NASpI diventa più restrittivo, con nuovi requisiti contributivi da rispettare.

Oltre alle nuove regole per la NASpI, la manovra prevede modifiche alle detrazioni fiscali, che vengono rimodulate in base alle fasce di reddito. Sono inoltre estesi alcuni sgravi contributivi per le assunzioni, con particolare attenzione ai giovani e alle donne.

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Per approfondire le condizioni aggiornate per accedere all’indennità di disoccupazione in caso di dimissioni volontarie e le relative eccezioni, può essere utile consultare la guida su NASpI dimissioni volontarie.

NASpI: come cambiano le regole

Restrizioni per le dimissioni volontarie

La novità più significativa riguarda chi lascia il lavoro in modo volontario. Secondo la nuova normativa, i dimissionari dovranno rispettare criteri più stringenti per accedere all’indennità, rispetto a chi viene licenziato.

Il requisito base delle 13 settimane di contribuzione negli ultimi quattro anni rimane. Tuttavia, per chi si dimette si aggiungono condizioni supplementari legate alla continuità dei contributi più recenti. Non sarà più sufficiente avere un lungo storico contributivo se manca lavoratività nei mesi precedenti alla domanda NASpI.

L’obiettivo è scoraggiare le dimissioni motivate solo dall’ottenimento del sussidio e destinare le risorse ai disoccupati involontari. Il governo prevede un risparmio di circa 100 milioni di euro nel primo anno di applicazione di questa norma.

Durata e importo dell’indennità

Anche la durata della NASpI cambia con la Legge di Bilancio. Per chi si dimette, il periodo massimo di fruizione sarà ridotto rispetto alla regola attuale, che prevede la metà delle settimane contribuite negli ultimi quattro anni.

L’importo continuerà a essere calcolato sulla media delle retribuzioni degli ultimi quattro anni, con la consueta riduzione progressiva (decalage) del 3% mensile a partire dal quarto mese. Per i dimissionari, il decalage potrà partire prima.

Il tetto massimo mensile dell’indennità resta ancorato all’inflazione, con aggiornamenti annuali in base ai dati ISTAT sui prezzi al consumo.

Per una panoramica su chi può accedere a tutte le tipologie di bonus e misure INPS per lavoratori e disoccupati, consulta la sezione dedicata ai bonus INPS.

Focus sui contributi recenti

La Legge di Bilancio 2025 introduce il principio di “rilevanza dei contributi recenti” per accedere alla NASpI, segnando un cambiamento radicale rispetto al passato.

D’ora in avanti, i contributi degli ultimi mesi avranno un peso maggiore rispetto a quelli più datati. I dimissionari dovranno dimostrare almeno un periodo minimo di lavoro nell’anno precedente alla richiesta.

Un esempio pratico: un lavoratore con 15 anni di contributi che si è dimesso potrebbe non aver diritto alla NASpI se, nei sei mesi precedenti, non ha accumulato almeno 30 giornate di lavoro effettivo. Questa regola viene applicata meno rigidamente a chi è stato licenziato.

Per meglio comprendere la procedura ordinaria della NASpI e chiarire le differenze rispetto alle nuove restrizioni, puoi leggere anche la guida dedicata sull’indennità di disoccupazione.

Due categorie di beneficiari

Chi perde involontariamente il lavoro

I lavoratori licenziati, chi ha un contratto a termine scaduto senza rinnovo e chi si dimette per giusta causa continueranno a godere delle condizioni più favorevoli di accesso alla NASpI. Per loro resta il requisito delle 13 settimane di contribuzione negli ultimi quattro anni.

Inoltre, le dimissioni durante il periodo di maternità (fino al compimento di un anno del bambino) o le dimissioni per giusta causa (mancato pagamento dello stipendio, molestie, mobbing) verranno considerate equivalenti al licenziamento involontario.

Il sistema conferma così una protezione solida per chi perde il lavoro non per scelta, riconoscendo la necessità di un sostegno economico nella ricerca di una nuova occupazione.

Per maggiori dettagli su casi particolari come dimissioni in periodo di tutela, si può approfondire leggendo anche la guida su dimissioni in periodo protetto.

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Chi si dimette volontariamente

Per chi decide autonomamente di lasciare il lavoro, il nuovo sistema prevede una categoria separata con accesso più ristretto alla NASpI. Oltre al requisito base di contribuzione, sarà necessario dimostrare anche la continuità lavorativa recente.

Questo cambiamento riflette una NASpI pensata soprattutto come tutela per la disoccupazione involontaria. Ad esempio, una persona che si dimette per cercare opportunità migliori potrebbe non avere diritto al sussidio, anche dopo molti anni di contributi.

Tale distinzione colpisce casi concreti come quello di Giulia, 35 anni, che dopo dieci anni nella stessa azienda si dimette per motivi personali. Con le nuove regole, potrebbe non accedere alla NASpI nonostante il lungo servizio.

Detrazioni fiscali e sgravi

Novità per le famiglie

La Legge di Bilancio mantiene le detrazioni fiscali per carichi familiari, ma introduce alcuni aggiustamenti mirati. Le famiglie con figli a carico continueranno a beneficiare delle detrazioni esistenti, con leggere maggiorazioni per i nuclei più numerosi.

Per le famiglie monoreddito con figli, la manovra prevede un meccanismo di compensazione che attenua parzialmente l’impatto delle limitazioni sulla NASpI in caso di dimissioni volontarie. Questo offre un’ulteriore forma di protezione per chi ha responsabilità familiari.

Le spese per l’istruzione dei figli restano detraibili, con piccoli aumenti dei massimali per le famiglie con ISEE sotto i 40.000 euro. Questo intervento, seppur limitato, rappresenta un sostegno concreto per chi ha figli in età scolare.

Per una panoramica completa sulle nuove regole dell’assegno unico figli e come queste incidono sulle famiglie con figli a carico, consulta la relativa guida aggiornata.

Sgravi per le assunzioni

Per le imprese, la legge estende gli sgravi contributivi per le nuove assunzioni, con particolare attenzione ai giovani e alle donne. Le aziende che assumono giovani under 36 beneficeranno di un esonero contributivo fino a 8.000 euro annui per due anni.

Per l’assunzione di donne, soprattutto nelle aree a maggiore disoccupazione femminile, lo sgravio potrà arrivare al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con un tetto massimo di 8.000 euro annui per tre anni.

Questi incentivi cercano di bilanciare le nuove restrizioni NASpI, favorendo la creazione di nuova occupazione per le categorie più svantaggiate.

Tempistiche e prossimi passi

Le novità sulla NASpI introdotte dalla Legge di Bilancio 2025 entreranno in vigore dal 1° gennaio 2025. Tutte le domande presentate dopo questa data dovranno rispettare i nuovi criteri, mentre le richieste in corso seguiranno le regole precedenti.

È attesa a breve una circolare INPS che chiarirà modalità e dettagli applicativi.

Conclusione

La Legge di Bilancio 2025 ridefinisce l’accesso alla NASpI, rendendo più selettivi i criteri per chi si dimette e aggiornando il sistema di detrazioni e sgravi per famiglie e imprese. Le nuove regole puntano a distinguere maggiormente tra disoccupazione volontaria e involontaria, con effetti concreti su molti lavoratori. Da tenere d’occhio: dal 1° gennaio 2025 scatteranno i nuovi requisiti e si attendono le istruzioni operative da parte dell’INPS.

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