Punti chiave
- Il Collegato lavoro 2025 introduce novità rilevanti per i contratti a termine e lo smart working.
- La riforma interviene su previdenza, Naspi e congedi parentali, aggiornando le tutele del lavoro.
- Approvati nuovi criteri per l’Assegno di Inclusione e incentivi al welfare aziendale.
- Introdotte misure per la sicurezza sul lavoro obbligatorie per le aziende sopra i 15 dipendenti.
- Le nuove norme entreranno in vigore dal 1° gennaio 2026.
Introduzione
Il Collegato lavoro 2025 apporta cambiamenti significativi alle modalità di gestione dei contratti a termine e dello smart working, segnando un’evoluzione nella flessibilità dei rapporti di lavoro. Nella rassegna stampa del 25 dicembre 2025 sono esaminate anche le modifiche riguardanti NASpI, congedi parentali e altre principali novità del diritto del lavoro in Italia per il 2025, offrendo così un quadro pratico delle novità.
Notizia principale. Collegato lavoro 2025 approvato definitivamente
I punti chiave
Il Parlamento ha dato via libera definitivo al “Collegato lavoro 2025”, una riforma che introduce cambiamenti importanti nella regolamentazione dei rapporti di lavoro in Italia. La legge, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2026, modifica la disciplina dei contratti a termine e ridefinisce le regole dello smart working. L’approvazione è avvenuta con 302 voti favorevoli, rendendo questo intervento uno dei più rilevanti degli ultimi anni in materia di diritto del lavoro.
Il Ministro del Lavoro ha dichiarato che questa riforma intende rispondere alle esigenze di un mercato in rapida trasformazione, garantendo più flessibilità alle imprese senza ridurre le tutele dei lavoratori. Le nuove disposizioni includono anche norme specifiche per il monitoraggio dell’uso di sistemi digitali e intelligenza artificiale nei processi di selezione e valutazione del personale.
La Confindustria ha accolto favorevolmente la riforma, considerandola un passo necessario verso la modernizzazione. Al contrario, le organizzazioni sindacali hanno espresso riserve soprattutto sulla durata massima dei contratti a termine.
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Le novità sui contratti a termine e smart working
I contratti a termine saranno soggetti a una revisione che estende la durata massima da 24 a 36 mesi in settori caratterizzati da forte stagionalità. Viene introdotto un sistema di premialità fiscale per le aziende che trasformano i contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato entro i primi 18 mesi.
Per lo smart working, la normativa attribuisce un diritto prioritario ai genitori con figli minori di 14 anni, ai caregiver e ai lavoratori con disabilità. Le aziende con oltre 50 dipendenti dovranno predisporre un regolamento interno che dettaglia le modalità operative, i tempi di disconnessione e i limiti all’uso di tecnologie di controllo.
Viene inoltre previsto un “bonus connettività” per i lavoratori in smart working, con una detrazione fiscale fino a 300 euro annui sulle spese documentate per connessione internet e strumenti necessari al lavoro da remoto.
Perché è importante
L’approvazione del Collegato lavoro 2025 segna una svolta nella concezione del rapporto di lavoro, rendendolo più adatto alle nuove esigenze produttive e tecnologiche. La riforma introduce una regolamentazione organica sui sistemi di monitoraggio digitale basati su intelligenza artificiale, imponendo trasparenza algoritmica e vietando decisioni automatizzate con effetti discriminatori sui lavoratori.
Secondo gli esperti, questa riforma sarà particolarmente rilevante per i settori tecnologici e quelli con forte stagionalità come turismo, agricoltura e servizi. Il Centro Studi Lavoro stima che circa 2,3 milioni di lavoratori potranno beneficiare delle nuove regole sullo smart working nei prossimi 24 mesi.
L’efficacia delle misure verrà monitorata da un Osservatorio permanente istituito presso il Ministero del Lavoro, con la partecipazione delle parti sociali e del mondo accademico.
In breve oggi. Previdenza e tutele
Riforma pensioni: anticipo al 2026
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto che anticipa al 2026 l’entrata in vigore della riforma pensionistica, inizialmente prevista per il 2028. La riforma introduce il sistema della “quota 103” (somma di età anagrafica e anni di contributi) come requisito per la pensione anticipata, con un ricalcolo contributivo dell’assegno.
Sono previsti incentivi per chi continua a lavorare oltre i requisiti minimi, con un bonus contributivo del 7% applicato direttamente in busta paga. Restano le agevolazioni per i lavoratori impiegati in mansioni usuranti.
Il costo della riforma è stimato in 4,3 miliardi di euro per il periodo 2026-2028, finanziato tramite revisione di agevolazioni fiscali e recupero dell’evasione contributiva.
Assegno di Inclusione: nuovi criteri dal 2026
L’Assegno di Inclusione subirà modifiche dal marzo 2026, con criteri di accesso più restrittivi e un rafforzamento dei percorsi di inserimento lavorativo. La principale novità è l’obbligo di accettare la prima offerta di lavoro congrua, indipendentemente dalla distanza dalla residenza.
L’INPS ha già pubblicato le nuove linee guida per i Centri per l’Impiego, che rafforzeranno la profilazione delle competenze e il matching con la domanda di mercato. Rimangono tutele rafforzate per le famiglie con ISEE inferiore a 7.500 euro e presenza di minori, anziani o disabili.
E’ previsto anche un “Bonus Occupazione” per le aziende che assumono beneficiari dell’Assegno di Inclusione con contratti di almeno 24 mesi.
In breve oggi. Sicurezza e welfare aziendale
Nuove norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che impone la certificazione di conformità per le aziende con più di 15 dipendenti nei settori ad alto rischio infortunistico. Le imprese dovranno adeguarsi entro il 30 giugno 2026. Dal 1° marzo sarà inoltre attiva la banca dati nazionale degli infortuni con accesso in tempo reale per gli ispettori del lavoro.
La normativa prevede sanzioni più severe per le infrazioni gravi, con multe fino a 50.000 euro e sospensione dell’attività in caso di recidiva. Sono stanziati 200 milioni di euro per il biennio 2026-2027, destinati a incentivi per le piccole imprese che investono in sicurezza.
Le associazioni datoriali hanno chiesto l’attivazione di un tavolo tecnico per approfondire aspetti operativi, soprattutto per le microimprese.
Welfare aziendale: incentivi fiscali potenziati
La legge di bilancio ha rafforzato le agevolazioni fiscali per il welfare aziendale, elevando a 3.000 euro la soglia di esenzione per i fringe benefit legati a utenze e affitti. È inoltre prevista una detassazione specifica per contributi aziendali a servizi di assistenza per familiari anziani o non autosufficienti.
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Tra le novità rientra anche l’ampliamento dei servizi di welfare offerti tramite piattaforme digitali, in particolare riguardo al benessere psicologico. Un’indagine della Fondazione Welfare Italia mostra che il 68% delle aziende con più di 100 dipendenti intende aumentare il budget welfare nel 2026.
Il Ministero del Lavoro ha annunciato l’avvio, entro febbraio 2026, di un portale dedicato che permetterà anche alle PMI di utilizzare servizi di welfare condivisi tramite reti di impresa locali.
Conclusione
L’approvazione del Collegato lavoro 2025 rappresenta un passo decisivo per chi lavora con contratti a termine o in modalità smart working, rinnovando regole e strumenti in linea con l’evoluzione del mercato e della tecnologia. L’impatto delle modifiche sulla flessibilità e sulle tutele sarà valutato da un Osservatorio ministeriale. Cosa tenere d’occhio: entrata in vigore fissata per il 1° gennaio 2026 e prime linee guida applicative attese nei prossimi mesi.





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