Punti chiave
- INPS conferma la riduzione dei contributi per il settore edilizio nel 2025, apportando novità rilevanti per imprese e lavoratori.
- La rassegna stampa del 27 novembre 2025 evidenzia aggiornamenti importanti su contratti di lavoro, Cassa integrazione, smart working e contratti a termine.
- Notizia principale: INPS annuncia che nel 2025 verrà applicata una riduzione dei contributi per il settore edilizia.
- I contratti di somministrazione che superano i 24 mesi si trasformano automaticamente in contratti a tempo indeterminato.
- Dal 2025, nuovi obblighi per i beneficiari della Cassa integrazione portano a cambiamenti nelle procedure e nei controlli.
- Le regole su smart working e contratti a termine verranno aggiornate nel 2025.
- Queste novità si inseriscono nell’ambito degli ultimi aggiornamenti sul diritto del lavoro in Italia.
Introduzione
INPS ha comunicato che nel 2025 sarà applicata una riduzione dei contributi per il settore edilizia, apportando un cambiamento pratico per imprese e lavoratori. La rassegna stampa del 27 novembre 2025 riporta anche nuovi obblighi per chi usufruisce della Cassa integrazione e altre novità rilevanti, nell’ambito delle ultime novità in materia di lavoro.
Notizia principale: INPS, riduzione contributiva per il 2026
I dettagli dell’intervento
L’INPS ha ufficializzato una riduzione dei contributi previdenziali per il 2026, con un taglio di 2,5 punti percentuali applicato ai redditi fino a 35.000 euro. La misura, adottata con la circolare n. 189/2025 pubblicata il 26 novembre 2025, sarà attiva da gennaio 2026 e coinvolgerà oltre 13 milioni di lavoratori dipendenti del settore privato.
Per i redditi tra 35.000 e 40.000 euro, la riduzione sarà parziale, tramite un meccanismo di decalage progressivo. INPS ha precisato che il beneficio non comporterà un taglio al montante utile per la pensione; sarà lo Stato a coprire la differenza con un contributo figurativo.
L’intervento prosegue la linea della riduzione introdotta nel 2025, ampliando la platea dei beneficiari e introducendo una struttura più articolata. Il Ministro del Lavoro ha affermato che questa misura rappresenta un passo concreto per sostenere i redditi medio-bassi e incentivare i consumi interni.
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Impatti economici e reazioni
Secondo stime degli economisti, la misura peserà per circa 7 miliardi di euro sulle finanze pubbliche. L’Ufficio Parlamentare di Bilancio prevede un beneficio medio annuo di circa 540 euro per lavoratore, con maggiore impatto per le fasce di reddito più basse.
Le associazioni datoriali hanno accolto favorevolmente la riduzione. Confindustria ha sottolineato che l’intervento può rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano, abbassando il costo del lavoro. I sindacati, pur esprimendo valutazioni positive, hanno richiesto maggiore progressività e garanzie sulla sostenibilità previdenziale.
La Banca d’Italia, nel bollettino di novembre 2025, ha evidenziato come un’azione strutturale sul cuneo fiscale possa aumentare la domanda interna. Questo risulta possibile solo se gli interventi sono inseriti in un piano di riforme più ampio. Gli analisti prevedono un incremento del potere d’acquisto dei lavoratori, che potrebbe riflettersi in una crescita dei consumi dello 0,3% su base annua.
Aspetti procedurali e implementazione
I datori di lavoro dovranno applicare la riduzione direttamente in busta paga dalla prima retribuzione del 2026. INPS pubblicherà entro dicembre le linee guida operative per una corretta applicazione, con particolare attenzione ai software di gestione paga.
L’applicazione della misura sarà monitorata tramite la nuova piattaforma digitale INPS-Connect, che consentirà verifiche in tempo reale. Questo passo verso la digitalizzazione richiederà ai datori di lavoro sia conoscenze aggiornate, sia una adeguata infrastruttura tecnologica.
Il Ministero dell’Economia ha previsto una valutazione d’impatto per settembre 2026, così da verificare l’efficacia della misura e contribuire all’indirizzo delle future politiche sul cuneo fiscale. La riduzione contributiva si inquadra nel Piano Nazionale per l’Occupazione, in fase di presentazione al Parlamento entro la fine del 2025.
In breve oggi: Aggiornamenti sul diritto del lavoro
Nuovo codice per il lavoro a distanza
Il Ministero del Lavoro ha pubblicato il Codice Unico per il Lavoro a Distanza (CULD), in vigore dal 1° febbraio 2026. Il nuovo codice sostituisce le precedenti norme su telelavoro e smart working, definendo un quadro uniforme per tutte le attività svolte fuori dai locali aziendali.
Il CULD introduce il diritto alla disconnessione come requisito obbligatorio nei contratti individuali, stabilendo fasce orarie in cui il lavoratore non può essere contattato. Sono specificate anche le dotazioni tecnologiche minime a carico del datore di lavoro e nuovi standard di sicurezza informatica.
Le aziende avranno sei mesi per adeguare i contratti attuali. La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha rilevato che l’adozione del codice rappresenta un passo avanti per la modernizzazione del diritto del lavoro, rispondendo alle esigenze di digitalizzazione.
Riforma degli ammortizzatori sociali
Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via preliminare, la riforma degli ammortizzatori sociali: l’obiettivo è semplificare e digitalizzare l’accesso alla cassa integrazione. Il nuovo decreto prevede una piattaforma telematica unica per la presentazione delle richieste e tempi di erogazione ridotti fino a un massimo di 30 giorni.
La riforma estende le tutele anche ai lavoratori autonomi con partita IVA, istituendo un fondo che offrirà un’indennità mensile in caso di calo marcato del fatturato. Il sottosegretario al Lavoro ha spiegato che questa estensione risponde ai nuovi scenari del mercato del lavoro, caratterizzato da forme occupazionali ibride.
Nel provvedimento è compresa anche l’introduzione del Fascicolo Elettronico del Lavoratore, un’unica piattaforma digitale che conserverà tutti i dati relativi alla carriera lavorativa, alla formazione e alle prestazioni sociali ricevute.
Nuove regole per i contratti a termine
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28764/2025, ha stabilito nuovi criteri per valutare la legittimità delle causali nei contratti a termine. Da ora le motivazioni addotte dal datore di lavoro devono essere specifiche, verificabili e riferite a condizioni oggettive aziendali.
Questa pronuncia introduce maggiore rigore nella gestione dei contratti a tempo determinato. Gli esperti sottolineano la necessità di una documentazione dettagliata delle esigenze temporanee.
Il Ministero del Lavoro aggiornerà le linee guida ispettive per recepire i nuovi orientamenti giurisprudenziali. Questi aggiustamenti si inseriscono nel quadro delle novità previste per il 2025, con l’obiettivo di bilanciare flessibilità e tutele.
Cosa tenere d’occhio: Date e scadenze
- Pubblicazione linee guida INPS per la riduzione contributiva: 15 dicembre 2025
- Entrata in vigore del Codice Unico per il Lavoro a Distanza: 1 febbraio 2026
- Termine per l’adeguamento degli accordi di smart working esistenti: 31 luglio 2026
- Presentazione Piano Nazionale per l’Occupazione: 20 dicembre 2025
- Convegno nazionale su “Digitalizzazione e regolamenti sul lavoro in Italia”: 22 gennaio 2026, Roma
- Scadenza per l’invio telematico dei contratti di lavoro a termine
Conclusione
La riduzione contributiva confermata da INPS per il 2025 rappresenta un cambiamento rilevante per il diritto del lavoro italiano, rafforzando le tutele e riducendo il cuneo fiscale per molti lavoratori dipendenti. Le nuove regole su smart working, contratti a termine e cassa integrazione sono segnali di una continua evoluzione normativa. Cosa tenere d’occhio: le linee guida operative e le principali scadenze fissate tra dicembre 2025 e luglio 2026.
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