Punti chiave
- Dimissioni e NASpI: La NASpI resta inaccessibile nella maggior parte dei casi di dimissioni volontarie, ma sono previste eccezioni dettagliate.
- Eccezioni previste: Hanno diritto alla NASpI i lavoratori che si dimettono per giusta causa, le madri nel periodo tutelato e altre categorie indicate dalla normativa aggiornata.
- Requisiti aggiornati: I principali requisiti contributivi e lavorativi restano invariati, ma alcuni dettagli su tempistiche e documentazione sono stati chiariti.
- Attenzione ai termini: La domanda va presentata all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto, con regole specifiche per le dimissioni.
- Novità sulle dimissioni online: Tutte le dimissioni devono essere comunicate tramite procedura online sul sito del Ministero del Lavoro.
- Prossimi aggiornamenti: Sono attese possibili modifiche su causali e tempistiche con la prossima circolare INPS prevista entro l’anno.
Di seguito vengono analizzati in dettaglio i casi in cui le dimissioni danno accesso alla NASpI e come preparare la domanda in modo corretto.
Introduzione
Dal 2024 cambiano le regole per l’accesso alla NASpI in caso di dimissioni dal lavoro. La maggior parte delle dimissioni volontarie resta esclusa, ma la normativa aggiornata introduce nuove eccezioni per chi lascia il lavoro per giusta causa o in situazioni di maternità protetta. In questo articolo vengono illustrate le novità principali, chi ha diritto all’indennità e quali requisiti e tempistiche occorre rispettare.
NASpI e dimissioni volontarie: il principio generale
La Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI) è un sostegno economico destinato ai lavoratori che perdono il lavoro in modo involontario. Anche per il 2024 resta fondamentale il requisito dell’involontarietà: chi si dimette volontariamente in genere non ha diritto all’indennità di disoccupazione.
Questo principio si basa sulla necessità di aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro. L’INPS verifica con attenzione la natura della cessazione, e se le dimissioni sono volontarie e senza condizioni particolari, il diritto all’indennità non sussiste.
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Tuttavia, alcune situazioni previste dalla legge costituiscono eccezioni a questa regola e consentono di accedere comunque alla NASpI.
Le eccezioni che danno diritto alla NASpI
Dimissioni per giusta causa
Le dimissioni per giusta causa sono la principale eccezione al principio generale. Si tratta di casi in cui il lavoratore lascia il lavoro per comportamenti gravi da parte del datore, che rendono impossibile proseguire il rapporto.
Tra le situazioni più comuni rientrano:
- Mancato pagamento della retribuzione
- Molestie o comportamenti lesivi della dignità al lavoro
- Demansionamento o modifiche sostanziali alle mansioni
- Trasferimenti non giustificati da ragioni organizzative
- Mobbing o condotte vessatorie documentabili
Per ottenere la NASpI, il lavoratore deve dimostrare la giusta causa con prove concrete. È consigliato raccogliere documentazione e, se possibile, chiedere consulenza a un esperto prima di rassegnare le dimissioni.
Dimissioni per giusta causa sono spesso collegate a violazioni rilevanti del contratto da parte del datore di lavoro, comprendendo anche casi di mobbing o comportamenti contrari ai doveri datoriali.
Dimissioni durante il periodo tutelato per genitori
Una tutela specifica riguarda le lavoratrici madri e, in determinati casi, i padri. Se una lavoratrice si dimette durante la gravidanza e fino al compimento del primo anno di età del bambino, ha diritto alla NASpI.
Questa tutela si estende a genitori adottivi o affidatari, fino a un anno dall’ingresso del minore in famiglia. In questi casi, le dimissioni sono considerate equivalenti alla perdita involontaria del lavoro, garantendo l’indennità.
La procedura richiede la convalida delle dimissioni presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Senza questa convalida, le dimissioni non sono efficaci e si garantisce così una maggiore protezione ai genitori.
Altre situazioni particolari che consentono la NASpI
Risoluzione consensuale del rapporto
La risoluzione consensuale solitamente esclude il diritto alla NASpI. Fa eccezione quando avviene nell’ambito della conciliazione presso l’Ispettorato del Lavoro, a seguito di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
Questa procedura, disciplinata dall’art. 7 della legge 604/1966, è obbligatoria per i licenziamenti economici nelle aziende con più di 15 dipendenti. In questo contesto, la risoluzione consensuale è considerata una conseguenza del licenziamento e dà accesso alla NASpI.
Dimissioni per trasferimento
Il trasferimento non giustificato in una sede lontana può costituire motivo valido per dimissioni con diritto alla NASpI. Questo vale quando:
- Il trasferimento non è legato a effettive necessità produttive o organizzative
- La nuova sede implica un disagio rilevante (distanze, tempi di percorrenza)
- Le condizioni di lavoro subiscono una modifica sostanziale
È necessario specificare nella lettera di dimissioni che il motivo è il trasferimento ingiustificato, supportando la richiesta con documentazione appropriata.
Requisiti e procedure per richiedere la NASpI
Tempi e modalità di presentazione
La domanda di NASpI deve essere inviata entro 68 giorni dalla fine del rapporto di lavoro. Il mancato rispetto di questo termine comporta la perdita del diritto ai periodi antecedenti la domanda.
La procedura è gestita esclusivamente online, tramite:
- Il portale web dell’INPS con accesso SPID, CIE o CNS
- Servizi telematici dei patronati
- Contact Center INPS (803 164 da rete fissa, 06 164 164 da cellulare)
Occorre allegare la documentazione che attesta la giusta causa o le condizioni che giustificano le dimissioni, indicando chiaramente la causale specifica nella richiesta.
Per approfondire tutti i dettagli su come presentare la domanda e i documenti necessari, puoi consultare la guida completa su NASpI e dimissioni volontarie.
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Documentazione necessaria
Per dimissioni per giusta causa, la domanda va accompagnata da documenti che dimostrano la situazione:
- Buste paga mancanti o irregolari
- Comunicazioni scritte con il datore di lavoro
- Certificati medici in caso di conseguenze sulla salute
- Testimonianze scritte di colleghi
- Eventuali denunce presentate alle autorità
Per dimissioni nel periodo tutelato per genitorialità sono richiesti:
- Certificato di nascita del bambino o documentazione su adozione/affidamento
- Copia della convalida delle dimissioni rilasciata dall’Ispettorato del Lavoro
Casi pratici ed esempi
Esempio 1: Dimissioni per mancato pagamento dello stipendio
Mario, impiegato da tempo, non riceve lo stipendio da tre mesi. Dopo ripetuti solleciti, decide di dimettersi per giusta causa.
Prima di procedere, Mario:
- Invia una richiesta formale di pagamento al datore di lavoro
- Raccoglie buste paga e estratti conto per dimostrare il mancato pagamento
- Indica chiaramente nella lettera di dimissioni che la causa è il mancato versamento delle retribuzioni
Questo insieme di documenti, allegato alla domanda di NASpI, gli consente di ottenere l’indennità.
Per una panoramica generale su chi può chiedere la disoccupazione e i requisiti richiesti, si consiglia la lettura dell’approfondimento su indennità di disoccupazione NASpI.
Esempio 2: Dimissioni durante il periodo di maternità
Laura ha avuto un bambino sei mesi fa e, al rientro al lavoro, trova condizioni non più conciliabili con la gestione familiare.
Per richiedere la NASpI, Laura dovrà:
- Indicare nella lettera che le dimissioni avvengono nel periodo tutelato (primo anno di vita del bambino)
- Ottenere la convalida presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro
- Allegare alla domanda NASpI il certificato di nascita del figlio e la convalida delle dimissioni
Non è richiesta la giusta causa perché la legge tutela esplicitamente le dimissioni in questo periodo.
Errori comuni da evitare
Il primo errore da evitare è non rispettare i termini per la presentazione della domanda, che devono essere rigorosamente osservati. Altro errore frequente riguarda l’invio di documentazione incompleta o non idonea a dimostrare la giusta causa o il periodo tutelato. È importante, inoltre, indicare correttamente la causale delle dimissioni e conservare tutte le ricevute delle comunicazioni inviate e ricevute.
Se hai necessità di chiarimenti sulle modalità di calcolo, sulle principali tempistiche o sulle recenti novità, puoi leggere anche l’analisi aggiornata in NASpI 2025.
Conclusione
Le regole sulla NASpI si concentrano ancora sulla perdita involontaria del lavoro, ma determinate situazioni specifiche, come la giusta causa o la tutela dei genitori, permettono l’accesso anche in caso di dimissioni. Preparare con cura la documentazione e seguire tutte le procedure è fondamentale per non perdere il diritto all’indennità. Cosa tenere d’occhio: ulteriori aggiornamenti da parte dell’INPS o modifiche ai requisiti possono essere pubblicati nel corso del 2024.
Per informazioni sulle specifiche regole e diritti dei lavoratori che si dimettono in periodo di tutela per maternità, può risultare utile consultare la guida specializzata su dimissioni in periodo protetto.





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